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Piombino,
posta sull'omonimo promontorio, trae la sua origine da una zona
primitivamente formata da numerosi corsi d'acqua che, fino ad alcuni
secoli fa, percorrevano tutta la pianura formando due stagni, quello di
Piombino o delle Monache e quello di Rimigliano.
Le prime
notizie circa l'origine della città di Piombino risalgono agli inizi
del secolo IX in seguito all'ultima definitiva distruzione di Populonia
ad opera dei pirati saraceni. La scelta del luogo per i pochi fuggiaschi
populoniesi ricadde su Piombino spinti anche dall'abbondanza d'acqua
esistente alla marina nell'insenatura naturale formata dallo sperone
roccioso, l'attuale piazza Bovio, e dalla collina ovest, la Cittadella.
Carlo
Magno, incoronato Imperatore nell’anno nell’anno 801 da papa Leone
III, dopo aver sconfitto e cacciato dall’italia i longobardi
capeggiati dall’ultimo re, Desiderio, fece riedificare molte città
italiane. Esse vennero assegnate a famiglie nobili che avevano sostenuto
Carlo Magno nelle guerre.
La
Toscana venne ceduta alla famiglia degli Attalberti.
Un discendente della famiglia, fece fabbricare una Rocca
di fronte al canale che separa Piombino dall'isola d'Elba. Le navi che
passavano erano obbligate a pagare un forte dazio o gabella. Come
ricevuta veniva consegnato al capitano dalla nave un piombo della
grandezza di una mezza lira. Da ciò si vuole che sia derivato il nome
della città. Tuttavia, studi recenti hanno dimostrato che il nome di
Piombino deriva da Populonia.
Un primo
nucleo di piombinesi che si formò agli inizi del IX si incrementò,
probabilmente, con la fondazione, nel 1022 del Monastero di San
Giustiniano a Falesia, sorto a un Km. di distanza da Piombino, in
prossimità del mare, il quale accolse e favorì l'attività di
pescatori, naviganti e lavoratori.
Nel 1115 la
città di Piombino era nelle mani del feudatario che era l'Abate del
Monastero, cittadino della Repubblica di Pisa. Sotto di sé aveva i
"Fedeles", rappresentanti del popolo di Piombino e sopra di sé
aveva l'Arcivescovo di Pisa , i Consoli ed il comune di Pisa.
Piombino
era un porto di Pisa e le rivalità tra la questa Repubblica
e quella di Genova, nate sia per i possedimenti confinanti tra le
due sia per motivi religiosi e politici, portarono tra il XII ed il XII
secolo a delle guerre che videro Piombino presa e saccheggiata dai
genovesi.
La
città, sotto il dominio pisano, veniva amministrata da un governatore
civile e militare, con il titolo di capitano il quale allargava la sua
giurisdizione sino al porto di Baratti. Fu proprio sotto uno di questi
Capitani, Ugolino Arsopachi, che furono
costruiti nel 1248 i Canali.
Fino
al 1399 fu un avvicendarsi di Capitani che governavano i territori
pisani, tra i quali i più noti sono il conte
Ugolino della Gherardesca, l’arcivescovo Ruggeri e Pietro Gambacorta.
Per aggiudicarsi il dominio su Piombino, iniziò un periodo di aspri
conflitti tra nobili famiglie patrizie finché Gherardo Appiani, figlio
di Iacopo I che era divenuto signore di Pisa nel 1398 dopo aver ucciso,
nel 1392, Piero Gambacorti di cui era notaio, fondò la Signoria di
Piombino di cui facevano parte anche l'Elba, Pianosa, Montecristo,
Scarlino, Buriano, Suvereto e Populonia.
La famiglia
Appiani era originaria del villaggio Appiano di Valdera (Ad Planum)
situato alle falde delle colline pisane. La famiglia si insediò alla
fine del Duecento a Pisa. Probabilmente l'originario nome era Del Poltra,
come lo testimoniano le due lapidi funebri esistenti nel Camposanto
Monumentale di Pisa. Tuttavia, i membri della famiglia assunsero il nome
del luogo d'origine e lo conservarono in perpetuo.
Nell'impossibilità
di reggere tutto questo dominio, Gherardo vendette la Signoria di Pisa a
Galeazzo Visconti di Milano e si riservò Piombino ed i paesi citati.
Fece edificare
la sua residenza a Piombino nella Piazzerella (attuale Piazza Bovio) e,
alla sua morte, con disposizione testamentaria, lasciò lo Stato al
figlio Iacopo II sotto la tutela della madre, donna Paola Colonna.
Costoro
governarono Piombino ponendolo sotto la protezione di Firenze prima, di
Siena poi, e infine nuovamente di Firenze.
Alla morte di
Iacopo II (1441) e di donna Paola (1445), successori furono la figlia di
costei, Caterina, ed il genero Rinaldo Orsini.
Durante il suo
governo una grossa minaccia per l'integrità della Signoria fu l'assedio
che, durante la sua marcia di avvicinamento a Milano per impadronirsi di
quel ducato alla morte di Filippo Maria Visconti, pose in forze a
Piombino Alfonso I d'Aragona, re di Napoli.
Rinaldo Orsini,
giovandosi anche di aiuti senesi e fiorentini, resistette stoicamente
all'assedio, costringendo Alfonso d'Aragona a ritirarsi e salvando
l'autonomia del proprio stato.
La città fu
assediata dal 23 giugno all'11 settembre 1448. L'episodio fu così di
grande importanza che se ne ebbe risonanza in tutta Italia e fuori.
Nel 1450
Rinaldo Orsini morì di peste e stessa sorte subì, l'anno successivo,
anche sua moglie, che nel frattempo si era ritirata a Scarlino.
Il Principato
passò al fratello di Gherardo, fondatore della Signoria di Piombino,
Emanuele Appiani per volontà testamentaria: mancando gli eredi
maschi dopo il figlio Iacopo, Gherardo dispose che lo Stato doveva
passare al fratello Emanuele, escludendo la successione per via
femminile.
A Emanuele
successe poi il figlio Iacopo III nel 1457, il quale, poco idoneo
al ruolo di governatore in quanto di natura generosa, dedito ai piaceri
e di scarsa integrità morale, si fece costruire il Palazzo Residenziale
Villanova che oggi è chiamato Cittadella in sostituzione del vecchio
Palazzo Appiani che si trovava in Piazza Bovio, annesso alla chiesa di
S. Lorenzo. La costruzione fu realizzata da Andrea Guardi tra il 1465 e
il 1470 e comprendeva il Palazzo del Signore, che non è arrivato a
noi, la Cappella di famiglia, nel cui interno è conservata una
terracotta dei Della Robbia, la Cisterna e il Palazzo per servitù e
servizi.
A Iacopo III
successe il figlio Iacopo IV. Durante il suo governo il Principato fu
occupato da Cesare Borgia, sostenuto dal papa Alessandro IV, alla morte
del quale, il duca Valentino rinunciò a Piombino, dove tornò a
signoreggiare Iacopo.
Durante il
governo del duca Valentino, fu presente a Piombino Leonardo da Vinci,
prima nel 1502 per occuparsi di un progetto sulle opere di bonifica
delle paludi e poi, nel 1504, per studiare il potenziamento delle
fortificazioni di Piombino.
Iacopo IV fu
il primo a far coniare monete d'oro presso la zecca che si trovava nel
paese di Marciana, all'Isola d'Elba.
Nel 1511 morì
ed il Principato fu lasciato al figlio Iacopo V e poi a Iacopo VI, sotto
la tutela della madre Elena Salviati.
Alla morte di
Elena Salviati, Cosimo de Medici riuscì ad impossessarsi del
Principato.
Durante la
guerra tra spagnoli e medicei contro senesi e franco-turchi, la vittoria
dei primi comportò però anche la rinuncia dei Medici a Piombino, in
cambio di Siena e Portoferraio.
Il figlio di
Iacopo VI, Alessandro, ebbe allora il comando del Principato, ma la sua
condotta non convinse i piombinesi, le cui principali famiglie
congiurarono contro di lui, lo uccisero ed affidarono il Principato allo
spagnolo Don Felix d'Aragona, comandante del presidio.
La lotta per
il possesso di Piombino proseguì con alterne vicende tra fiorentini,
Appiani e napoletani, finché gli spagnoli la cedettero a Niccolò
Ludovisi principe di Venosa e, dopo la sua morte, alle di lui figlie.
Nel 1801 i
francesi conquistarono il Principato e Napoleone nel 1805 lo assegnò
alla sorella Elisa Baciocchi, che andò ad abitare, durante i suoi
periodi di residenza in città, nel Palazzo delle Delizie, dietro
Cittadella.
Sotto Elisa
Baciocchi, fu creato il codice rurale del Principato di Piombino. La
sede parrocchiale di Piombino fu trasferita nella chiesa di S.Agostino,
ora S.Antimo, trasformando la precedente S.Antimo e l'annesso monastero
di S.Anastasia in ospedale.
Piombino
proseguì la sua storia passando dal Principato al Granducato di
Toscana, in conseguenza degli accordi raggiunti durante il Congresso di
Vienna.
Nel secolo XIX e nel
successivo, la città continuò la sua evoluzione politica, economica e
sociale rafforzandosi nel periodo della comparsa dell'industria e
raggiungendo un nuovo assetto nell'epoca più moderna, fino ai nostri
giorni.
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