Al Nord, invece, i Celti non costituivano, per la loro frammentarietà, un
vero pericolo.Verso la metà del IV secolo a. C. la potenza commerciale e
militare degli Etruschi incominciò a declinare riducendosi a città stato
arroccate nei loro territori di origine. Infine, durante il III secolo
a.C. la neonata potenza romana soprastò le superbe città stato le quali,
prive di una forte identità nazionale, non riuscirono a coordinare una
resistenza efficace, e furono così sconfitte una ad una. Con la perdita
dell'indipendenza politica si concludeva il ciclo di un antico popolo che
per secoli aveva primeggiato, per cultura e per ricchezza, nel bacino del
Mediterraneo. Tuttavia, la loro eredità, se pur circondata da misteri,
non è andata perduta poiché i Romani appresero dagli Etruschi le
tecniche agricole, l'ingegneria militare e civile, l'ordinamento
dell'esercito, la scienza del vaticinio, le basi del diritto,
l'urbanistica.
Posta sulla cima occidentale del promontorio di Piombino, Populonia domina
il golfo di Baratti con il suo imponente castello. Annotata da Plinio il
Vecchio come l’unica città etrusca insediata sul mare e inserita in un
territorio ricco di risorse minerali come la zona di Campiglia e l’isola
d’Elba, Populonia deve il suo destino alla fortunata posizione
geografica. Populonia Mater, così definita da Virgilio, per secoli
detenne il monopolio del commercio marittimo del ferro. I primi
insediamenti nell’età del Ferro risalgono al IX – VIII secolo a.C.
sino al periodo ellenistico IV e II secolo a.C. Il IV secolo vede ancora
Populonia come attivo centro di trasformazione metallurgica; ma già in
questo periodo i vecchi ceti magnatizi locali sembrano perdere il
monopolio commerciale. Le necropoli registrano una graduale
semplificazione nella parte architettonica.
L’appiattimento sociale ed economico che si intravede nel III secolo a.C.,
preannuncia anche nelle tipologie funerarie, l’epoca romana, le cui
necropoli sono state individuate alla Falda della Guardiola ed
alla
Porcareccia. L’inizio del periodo romano non arrestò la decadenza del
centro. Nel IX secolo d.C.
Populonia fu definitivamente distrutta ad opera dei pirati saraceni. I
pochi populoniesi rimasti si trasferino sul promontorio di Piombino
attratti dall’abbondanza di acqua. Per comprendere la cultura, le usanze
e le abitudini degli Etruschi, come accennato, occorre partire dal culto
dei morti.
L’area che comprende la zona di Baratti e Populonia è ricca di tombe
sepolcrali e di corredi funebri e tracce evidenti delle due attività
principali di questo popolo: la lavorazione del ferro e l’estrazione di
panchina, pietra usata per costruire pietre e tombe. Per circa dieci
ettari, nelle immediate vicinanze del golfo di Baratti, sono visitabili
una serie di tombe monumentali a tumulo e a edicola, risalenti al settimo
al sesto secolo avanti Cristo e alcuni imponenti edifici, costruiti con
accurate e sapienti tecniche murarie. Questi edifici erano destinati in
parte ad
abitazione ed in parte anche alla preparazione e allo stoccaggio
dei pani di ferro grezzo.
La storia degli scavi di Populonia è legata infatti allo sfruttamento
delle scorie di ferro ricche ancora di un'alta percentuale di minerale.
In seguito ad alcune scoperte casuali avvenute nell'Ottocento, tra le
quali quella della statua di bronzo detta l'Apollo di Piombino, rinvenuta
presso la punta delle Tonnarelle nel 1832 ed oggi conservata al Louvre,
successivamente la scoperta nel 1897, di Isidoro Falchi, della necropoli
di S.Cerbone e della tomba dei Letti Funebri, e dopo alcuni scavi
effettuati tra il 1908 ed il 1915, con la concessione data dallo Stato a
due società, l'Ilva e la Populonia,per lo sfruttamento delle scorie, dal
1920 al 1957, vengono alla luce le necropoli di S.Cerbone, del Poggio
della Porcareccia, del Poggio del Conchino e gli edifici e le mura sul
Poggio della Porcareccia e sul Poggio della Guardiola.
I lavori effettuati con
mezzi meccanici se da una parte portarono alla luce lo splendore di quei
monumenti che oggi possiamo ammirare, dall'altra recarono danni notevoli
al patrimonio archeologico di Populonia. Come la distruzione di tratti
della cinta muraria sul Poggio della Guardiola e la distruzione delle
strutture e lo sconvolgimento delle stratificazioni archeologiche di gran
parte degli edifici sul Poggio della Porcareccia ed in località Campo
Sei. Inoltre, durante i lavori moltissimi oggetti appartenenti ai corredi
delle tombe furono trafugati. Questa “attività”, che si è protratta
nel tempo, ha rappresentato un grave danno ed ha negato la possibilità di
interpretare ulteriormente la straordinaria civiltà etrusca.
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